una dozzina di righe giù a fondo pagina, 5-6 pagine dopo i faccioni sorridenti di chi festeggiava la sua vittoria alle elezioni amministrative. Parole fredde, asciutte e senza un accenno di solidarietà è ciò che hanno riportato i giornali locali. Questo è l’ epilogo della vicenda personale e lavorativa del cameraman Vincenzo Siciliano, balzato alle cronache leccesi per aver chiesto mesi e mesi di buste paga arretrate. Le ha chieste dalle pagine di facebook invocando la dignità negata ai lavoratori dell’informazione, forse facendo “la voce grossa” e sfidando il “quarto potere” locale. Vincenzo infatti ha scoperchiato il vaso di Pandora, già noto e spesso sottaciuto dei ritardi mortificanti e dei compensi non pagati dell’editoria locale.
Il cameraman ha lanciato un grido di allarme: dopo 6 o 8 mesi di ritardi per circa 900 euro al mese ha chiesto la solidarietà dei colleghi nelle sue stesse condizioni proponendo lo sciopero delle dirette tv durante gli exit poll.La protesta però si è ridimensionata subito: i giornalisti, gli operatori e i tecnici hanno indossato un cartello arancione con la scritta “La stampa non è un hobby”, grafica che ha fatto il giro di facebook sui profili dei lavoratori del campo dell’informazione che appoggiavano la protesta di Vincenzo. Una protesta garbata, composta e a tratti persino elegante che non ha turbato affatto il normale svolgimento della diretta e nessuna emittente locale impegnata nelle proiezioni dei risultati elettorali ha mancato l’appuntamento.
E quale è stato il risultato di questa protesta? Lo abbiamo scritto in apertura, Vincenzo è stato licenziato, per “ristrutturazione aziendale” dicono dalla sua emittente, la quale non percepisce i finanziamenti pubblici previsti dalla legge 448 del 1998 e non li avrà finché non si metterà in regola con i contributi previdenziali dei suoi dipendenti.
Del licenziamento di Vincenzo lo si è appreso in diretta. Molti di noi davano questo epilogo per scontato. Vuoi per esperienze personali, vuoi per quel “sesto senso” che fa parte del “bagaglio di competenze” di chi lavora (o cerca di farlo) nel campo dell’informazione. La nostra solidarietà per la vicenda di Vincenzo non pagherà le sue bollette, è vero. Ma serve a dargli dignità. Noi che siamo o siamo stati suoi “compagni di sventura” abbiamo la pelle dura e lo incitiamo a non cedere, ad andare avanti.
“E’ la stampa bellezza, e tu non ci puoi far niente!” è la frase del celebre film del 1952 L’ultima minaccia. Frase che vorremmo poter dire per ricevere quel riconoscimento negato fino ai più fondamentali diritti sanciti dalla nostra costituzione repubblicana.
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