Il mondo dell’informazione leccese è ad un punto di svolta epocale. Il fermento che in questi giorni agita giornalisti, operatori, tecnici, pubblicitari, lavoratori della stampa e della televisione salentina dovrà portare ad un cambiamento. Non si può più rimandare l’impellente necessità di uscire dagli schemi che legano da troppo tempo i professionisti dell’informazione ad un precariato senza via d’uscita o al sogno di un contratto vero.
Quello che viene descritto è un panorama fatto di ritardi nei pagamenti, di lavoro gratis con la promessa di qualche riconoscimento che non arriva quasi mai. Sono passati dieci giorni dal licenziamento di Vincenzo Siciliano ( qui i dettagli ), il cameraman che dopo aver denunciato su Facebook i suoi 9 mesi di stipendi non pagati si è visto mandare a casa per “ristrutturazione aziendale”.
E questo fatto ha scatenato la solidarietà e il sostegno per l’operatore diventato simbolo del precariato dell’informazione leccese.
La mobilitazione della categoria è partita subito. I giornalisti e gli operatori leccesi hanno preso coraggio e si sono finalmente incontrati e confrontati, scoprendo lo stato di precarietà generalizzata in cui tutti versano da tempo. C’è chi non viene pagato da 2 mesi, chi da 6 o chi addirittura da 9 mesi. La presa di coscienza di una classe di lavoratori altamente specializzata, con anni di gavetta alle spalle e tutti i titoli e i numeri giusti per svolgere un lavoro all’altezza di ogni situazione ha portato alla costituzione di una “assemblea sull’informazione precaria”. E’ così che quasi spontaneamente è stato chiamato il fermento che unisce finalmente centinaia di giovani lavoratori precari dell’editoria e dell’informazione locale. E’ stata la scoperta di quello che è sembrato un sistema ben collaudato. Sembra quasi che l’informazione locale sia legittimata a sfruttare senza rendere conto a nessuno la passione e la dedizione, gli anni di studio e formazione, la gavetta e persino le energie vitali delle giovani menti che permettono agli editori di andare in televisione, in edicola o sul web ogni giorno. L’assemblea sull’informazione precaria ha detto basta. E sono iniziati gli incontri, la concertazione e sono partite le vertenze.
Dopo due vertici, uno tenutosi presso l’Open space di Piazza Sant’Oronzo, l’altro presso la Prefettura del capoluogo salentino, si è ancora tutti di fronte ad un punto di domanda: quale sarà il futuro del mondo della comunicazione leccese? Tanti gli scenari rappresentati sullo sfondo di una crisi del settore e si parla già di cassa integrazione per i lavoratori, di mobilità per i giornalisti. Una sola strategia sembra essere possibile oltre agli incontri e alla sensibilizzazione: quella della vertenza aperta per chi non riceve gli stipendi da mesi. E in mezzo c’è la grande incognita per il passaggio al digitale terrestre. L’incontro di Piazza Sant’Oronzo ha fatto incontrare gli esponenti della politica locale con l’ “assemblea”. Non c’erano solo i rappresentanti del consiglio comunale ma anche i parlamentari, senatori e consiglieri regionali e provinciali e si sono confrontati con l’informazione locale, supportata dai rappresentanti dell’Ordine dei giornalisti e dai sindacati della stampa. Qui i politici hanno capito che gli operatori che li riprendevano fino a quel momento e i giornalisti che li avevano intervistati poche ore prima non avevano un contratto o non venivano pagati. Ed è nata l’idea delle vertenza che ha confermato lo stato di agitazione di una intera categoria di centinaia di lavoratori. Dunque il vertice in Prefettura, dove la stampa leccese ha incontrato i rappresentanti dell’ordine pubblico, le sigle sindacali e ha formalizzato al Prefetto Giuliana Perrotta lo stato di agitazione. E’ stato il primo incontro del genere in Italia e forse servirà da esempio per il resto del Paese, il tavolo di concertazione in Prefettura tra sindacati, editori e direttori delle testate locali. Fuori dalla porta i giornalisti, gli operatori e i fotografi dell’assemblea sull’informazione precaria che insieme alle loro mensilità non pagate e alle condizioni di lavoro precarie hanno aspettato un segnale, una presa di posizione, una risposta.
Il prossimo appuntamento sarà con la Confindustria, dove ci sarà il confronto con i rappresentanti del settore degli investitori privati. Su tutta la vicenda incombe il grande salto verso il digitale terrestre che sembra rappresentare un’ ulteriore incognita per il già precario mondo dell’informazione salentina. Qualcuno dovrà cedere il passo, soccombere o “fare sistema” con gli altri. Il 25 maggio è previsto lo “switch off” per il quale non tutte le televisioni locali pare siano ancora pronte. Sarà la “fine delle trasmissioni”?

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